L'ULTIMO DONO

 

La morte dell’animale amato può essere un evento sconvolgente. Ma se la persona decide di

non subirlo, bensì di diventarne protagonista, facendosi pienamente consapevole dei propri

moti interiori e dei pensieri che li accompagnano, potrà tramutare tale evento in una grande

occasione di crescita e trasformazione – una sorta di iniziazione – scoprendo in sé la forza di

offrire al proprio amico l’ultimo gesto d’amore: la libertà di morire secondo i suoi propri

tempi… l’unica, vera, “buona morte”. 

 

Dopo il suo primo libro "Amici fino in fondo", pubblicato da AAm Terranuova nel 2005,

Stefano Cattinelli, veterinario, ci offre un ulteriore percorso di approfondimento del tema

della morte dei nostri amici animali e di come confrontarci con essa.

 

Dalla prefazione:

 

«Questo secondo libro trae la sua origine dalle numerosissime testimonianze che in questi

ultimi anni le persone, da ogni parte d’Italia, hanno voluto condividere con me.
A queste persone dedico questo secondo libro, perché grazie a loro sono riuscito a capire

molto più nei dettagli quello accade nell’interiorità umana quando essa si avvicina al mistero

della morte del proprio animale.
Questo libro si muove dunque lungo una linea più sottile e oggettivamente anche più profonda

rispetto al precedente, perchè si occupa di analizzare come il punto di percezione che abbiamo di noi

stessi si muove, dentro di noi, a seconda delle emozioni, dei sentimenti, dei condizionamenti e dei

pensieri che nascono nella nostra interiorità dal confronto con tale evento.

Ovviamente tale scritto non può essere considerato un manuale o una guida su quello che si dovrebbe

o non si dovrebbe fare in questi casi, quanto piuttosto una raccolta di riflessioni esperienziali, fatte da

ognuno di voi, e in tal senso ancora di più calata nella realtà quotidiana, o meglio, nell’interiorità individuale.

Al contrario del primo libro, qui non ci sono storie raccontate in prima persona (solo qualche volta, per necessità

di comunicazione, ho dovuto uscire in prima persona) e solo il libero esercizio del pensiero rappresenta il collante di ogni capitolo.


Come il precedente libro, anche questo secondo scritto nasce per dare sostegno all’individuo in questo difficile momento.
Un momento che viene molto prima del lutto e che aiuta a creare delle solide basi esperienziali per affrontare quel dopo, quel vuoto, che così tanta pena e sconforto è in grado di portare.
E come l’elaborazione del lutto può avvenire solo se la persona, personalmente e liberamente, decide di “prendersi in mano”, così anche la preparazione a tale evento richiede una partecipazione totalizzante sia nei confronti di se stessi e sia, con la stessa misura e modalità, nei confronti dell’essere che si ha profondamente amato.
La morte del proprio animale è un evento che è in grado di muovere profondamente le fissità emozionali alle quali siamo abituati, ed è in grado di creare dei profondi mutamenti nella quotidiana quiete emozionale.
Ma se da una parte tale quiete viene forzatamente smossa dall’evento stesso, il quale, senza alcun preavviso, ci obbliga a prendere coscienza di una realtà alla quale non ci eravamo mai sufficientemente preparati, dall’altra ci viene offerta la possibilità di diventare protagonisti di tale evento, prendendo decisamente in mano le redini del destino per trasformare la stessa realtà.
Questa trasformazione, operata invero nel silenzio della propria interiorità, ha davvero tutta l’aria di un qualche rito iniziatico; un rituale che determina una permanente trasformazione, dopo la quale, di conseguenza, non si sarà più gli stessi.
Io non penso che esistano grandi o piccole iniziazioni.
Penso che tale esperienza sia talmente soggettiva (e in tal senso devo ancora vedere un percorso di accompagnamento uguale a un altro!) che il grado di iniziazione dipenda solo ed esclusivamente dalla persona stessa.
Penso altresì che esistano dei passaggi comuni ad ognuno, ma che ognuno li attraversi secondo la propria natura e secondo le proprie necessità evolutive.
Le testimonianze di questi anni mi hanno fatto capire che la trasformazione che avviene nell’individuo corrisponde di fatto a quanto la persona ha voluto mettersi in gioco.
Più profondamente si accetta la sfida, più profondamente si viene trasformati.
Più lunga e difficile è la sfida, più le potenziali forze insite nell’individuo saranno in grado di crescere e catalizzare la trasformazione.
E poiché tale trasformazione non è separata dal resto della vita, il cambiamento che ne scaturisce contribuirà a sviluppare nella persona una diversa percezione del mondo circostante.


Ogni cambiamento di percezione è un nuovo inizio: una iniziazione.»