Bambini e animali: un rapporto gratuito

 

 

Nel rapporto tra il bambino e l'animale...Articolo di Liber.

Nel rapporto tra il bambino e l'animale, come potremmo definire il bambino? Padrone,
proprietario o compagno di viaggio?

Non è facile dare una risposta a questa domanda senza prendere in considerazione il contesto famigliare nel quale vive il bambino.
È risaputo che il bambino assorbe e riproduce costantemente i modelli comportamentali dei genitori (e non solo, ovviamente, ma sicuramente il ruolo, o il non ruolo, svolto dal genitore è preponderante nella sua formazione) e dunque anche nella relazione che il genitore ha con l’animale di casa, il bambino troverà proprio nei genitori un importante punto di riferimento dal quale partire.
Sono convinto che il bambino, nella sua innocenza e purezza, possieda grandi potenzialità di relazione con il mondo animale; sono convinto che, nella sua spontaneità, il bambino non possa pensare di immedesimarsi in una figura, come il padrone o il proprietario, nel quale l’animale viene percepito come un oggetto, se tale modello non venga riproposto dall’ambiente in cui vive.
D’altronde loro, l’animale e il bambino, sono veramente molto simili nelle loro manifestazioni emozionali.
Tutti e due dotati della possibilità di manifestare spontaneamente i loro sentimenti senza dover necessariamente fare i conti con un “mentale” che, per quanto riguarda l’uomo, prenderà il sopravvento solamente in una fase successiva. Tutti e due sono completamente dipendenti dagli altri per quanto riguarda le loro funzioni fisiologiche di sopravvivenza. Tutti e due sono in grado di “sentire” l’ambiente circostante e di esprimere esternamente quello che sentono.
Il bambino e l’animale di casa si trovano giocoforza a sperimentare la condizione di compagni di viaggio, con un’unica differenza: mentre l’animale rimane nel tempo uguale a se stesso, al bambino viene richiesto di elaborare la relazione sviluppando un lento e progressivo senso di responsabilità nei confronti dell’animale.
Dalla fase di compagni di viaggio si passa così a alla fase di fratelli maggiori e minori, intesa più come relazione di tipo francescana (il fratello sole e la sorella Luna di s. Francesco) piuttosto che di tipo genealogico. L’amore spontaneo che il bambino dimostra nei confronti dell’animale, con la maturità, ha dunque la possibilità di trasformarsi in amore conoscitivo, in un amore che si fa carico delle esigenze di un fratello più piccolo; un fratello che ha bisogno di lui per esistere.

Che tipo di relazione lega il bambino all'animale?

Amore; semplicemente amore.
Un amore che si estrinseca nel gioco, nella complicità, nella condivisione di specifiche esperienze, nelle carezze, nella reciproca presenza, negli sguardi; un amore reciproco, semplicemente questo.

Perchè gli animali possono essere terapeutici per i bambini?

Perché gli animali comunicano attraverso i sentimenti; perché gli animali non mentono, nel loro comportamento sono diretti, se vogliono rimanere rimangono se si stufano vanno via e non si fanno prendere; perché la loro presenza rappresenta un punto di riferimento che non muta nel tempo; perché si possono toccare (e che sensazioni!!), si possono annusare, si possono perfino baciare; perché sanno ascoltarci e sanno confortarci; perché sono caldi; perché si possono abbracciare; perché non ci giudicano e con loro possiamo essere come siamo; perchè non ci impongono niente. In poche parole, semplicemente, perché ci donano amore incondizionato.
Il bambino che ha difficoltà a relazionarsi con il mondo, troverà nell’animale un fedele compagno che lo saprà accogliere per quello che è e che gli farà sperimentare delle sensazioni sia attraverso i sensi sia interiormente, creando quel sano movimento all’interno del suo essere, così fondamentale per sbloccare quelle “incrostazioni”emozionali che gli inibiscono la relazione con il mondo esterno.
L’animale, al contrario della pianta, è per definizione un essere dotato di movimento; movimento esterno e, soprattutto, movimento interno; ogni animale possiede un suo un mondo interiore, non stabile, variabile a seconda delle necessità e del momento e in tal senso, nella relazione con un bambino con problemi di comunicazione, risulterà essere uno degli strumenti più preziosi per creare quella spinta necessaria a rimettere in moto l’interiorità del bambino.
Il bambino, nella relazione con l’animale, è quasi costretto ad aprirsi, perché riconosce in lui un essere che sta sperimentando il suo stesso mondo; perché con lui riesce ad esprimersi con un linguaggio che gli è più consono.
Un linguaggio non tanto fatto di pensieri o ragionamenti, e dunque di schemi dentro i quali difficilmente il bambino riuscirà trovare un suo spazio, quanto piuttosto di un modo di comunicare libero e spontaneo tipico del mondo infantile e di quello animale.
E inoltre il contatto con l’animale offre al bambino la possibilità di riappropriarsi di una dimensione più “naturale”, più reale, più umana direi, cosa per nulla da sottovalutare in una società che spinge l’infanzia verso modelli tecnologici completamente separati dalla nostra Madre Terra.