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Speciale volontari ed educatori

Io penso  che essere volontario nei canili e nei gattili sia una pratica molto difficile; dura, pesante e per nulla esente da conflitti interiori.

La necessità viscerale di dare sostegno al regno animale attraverso un proprio diretto e attivo coinvolgimento deve fare i conti con un mondo esterno che è esatto l'opposto di quello che si prova dentro: il volontario si occupa degli animali che qualcun'altro ha abbandonato o maltrattato.

Il volontario sana quotidianamente le ferite che altri producono sul mondo animale.

Si occupa di pulire, disinfettare, medicare ed infine guarire infinite piccole, grandi ferite che  una certa parte dell'umanità infligge a quell'altra usando come tramite gli animali.

Il volontario, quotidianamente, sceglie di essere un testimone "volontario" di questa guerra; a sua sensibilità non gli permette di stare semplicemente a guardare questo campo di battaglia.

Ed è così che nel suo fare, nel suo saper prendersi amorevolmente cura degli animali, non solo fisicamente, ma emozionalmente e anche spiritualmente, il volontario  trasforma se stesso in un "guaritore".

Un guaritore che trasforma costantemente la realtà nella quale tutti noi, me compreso, siamo immersi.

Un guaritore che cerca di "ricalibrare" l'esperienza animale sulla frequenza della fiducia e dell'amore incondizionato che, nel contatto con "quella "certa parte dell'umanità, inevitabilmente ha smarrito.

E non è davvero un lavoro da poco!

Quante volte il volontario del canile o del gattile si trova nella condizione di essere il reale punto di riferimento di uno o più animali? Quante volte è messo nelle condizioni di saper trovare la giusta relazione tra la persona e l'animale? Quante volte è testimone di affidi andati male per le difficoltà emozionali animali ed umane? Quante volte, emozionalmente si fa carico di questi insuccessi? Quante volte  sente che il conflitto tra i due mondi, quello interno e quello esterno, è a mala pena sopportabile? Quanto il peso che porta influenza le sue relazioni umane?

La Scuola di Dinamica Emozionale Uomo-Animale-Uomo si occupa di sostenere attivamente l'interiorità animali ed umane.

Animali attraverso l'insegnamento dei Fiori di Bach affinché il volontario possa  ottimizzare le adozioni,  ridurre gli insuccessi e i disagi emozionali degli animali, ridurre gli stress delle reclusioni e gli effetti delle loro ferite emozionali.

Umani attraverso il riconoscimento di chi abbiamo di fronte, di colui al quale affidiamo l'animale che ha trascorso un pezzo della sua vita con noi, per essere sicuri che la ferita che stiamo guarendo nell'animale  non debba "sanguinare" di nuovo.

Affinché la focalizzazione del proprio intento possa avere maggior forza e successo.


Penso che Il ruolo dell'educatore cinofilo possieda delle grandi potenzialità ancora da scoprire.
La nascita di un approccio "gentile" all'educazione del cane (il metodo portato avanti dal collega Marchesini) rispetto  alle scuole di pensiero che propugnano la sottomissione dell'animale all'uomo e l'uso della forza per ottenere il risultato voluto, rappresenta un passo decisivo verso una comprensione più profonda del ruolo e del valore che l'animale ha nella vita dell'uomo.
L'educatore cinofilo non è solo un educatore, nel senso che insegna alla persona come relazionarsi all'animale rispettandone le sue caratteriste intrinseche e le sue peculiarità, ma è colui che, per raggiungere il suo specifico fine educazionale, entra in contatto diretto anche con l'interiorità umana.
Chi ho di fronte? Quali qualità devo far nascere nella persona affinché le mie "sedute educazionali" possano raggiungere meglio il loro fine? Come risuonano queste qualità nell'intera vita dell'individuo? Cosa ne fa l'individuo di queste qualità che la relazione con il proprio cane chiede di sviluppare?
Queste sono alcune  domande che ogni educatore cinofilo  dovrebbe porsi.
Cosa vuol dire per quella determinata persona il fatto che io gli domando di sviluppare una certa pazienza nella relazione con il proprio cane?  Quali frutti darà, nella vita di tutti i giorni, questa pazienza? E se invece, per quella persona, ci fosse piuttosto  bisogno di sviluppare una certa fermezza, una certa forza interiore, come questa forza si trasforma nella quotidianità?
Che differenza c'è, interiormente, intendo, tra il senso di colpa e la responsabilità? Come posso, attraverso il mio essere educatore, sostenere l'interiorità di quel determinato individuo nello sviluppare una sana relazione con il proprio animale?
Quanto delle emozioni come la paura, l'indecisione o le tensioni interiori possono influire sulla relazione con il proprio animale?
Cosa posso fare io, in qualità di educatore cinofilo?
L'intervento dell'educatore cinofilo non si ferma dunque solo alla relazione tra quell'umano e quel singolo cane, ma il suo operare, il suo modo di agire, la consapevolezza con la quale, in maniera creativa, realizza anche dei nuovi percorsi educazionali, hanno la possibilità di creare dei movimenti specifici all'interno dell'interiorità umana; movimenti che risuonano con l'intera esistenza umana.
Più l'educatore cinofilo è in grado di conoscere e di riconoscere tali movimenti e più efficace e creativo sarà il suo modo di agire.
Nel affrontare e nel risolvere  un piccolo, o grande, problema con il cane della persona che si affida alle sue competenze, l'educatore può trasformasi  realmente in colui che è in grado di portare una nuova consapevolezza di se alla persona che si è rivolta a lui.
La percezione dell'educatore allora cambia, si allarga; ora è in grado di comprendere sia l'esperienza animale che quella umana.
Sa muoversi su entrambi i livelli e acquisisce nuove competenze.
Il percorso della Scuola di Dinamica emozionale uomo-animale-uomo si occupa specificatamente di sostenere questo percorso.
I moduli di base (tre livelli) sono comuni a tutti.
Dopo aver partecipato al modulo base è previsto un approfondimento specifico, pratico, sull'educazione/istruzione cinofila creativa.
Attenzione: la Scuola non insegna la zooantropologia, quindi è richiesto all'alunno di aver già autonomamente frequentato i corsi della SIUA e corsi simili.
Inoltre la Scuola non è in grado di rilasciare alcun diploma perchè tale insegnamento non è ancora riconosciuto ufficialmente.

 

Io penso che il ruolo dell'educatore cinofilo possieda delle grandi potenzialità ancora da scoprire. La nascita di un approccio "gentile" all'educazione del cane e un approccio  cognitivo zooantroplogico (il metodo portato avanti dal collega Marchesini) rispetto  alle scuole di pensiero che propugnano la sottomissione dell'animale all'uomo e l'uso della forza per ottenere il risultato voluto, rappresenta un passo decisivo verso una comprensione più profonda del ruolo e del valore che l'animale ha nella vita dell'uomo.
L'educatore cinofilo non è solo un educatore, nel senso che insegna alla persona come relazionarsi all'animale rispettandone le sue caratteriste intrinseche e le sue peculiarità, ma è colui che, per raggiungere il suo specifico fine educazionale, entra in contatto diretto anche con l'interiorità umana.
Chi ho di fronte? Quali qualità devo far nascere nella persona affinché le mie "sedute educazionali" possano raggiungere meglio il loro fine? Come risuonano queste qualità nell'intera vita dell'individuo? Cosa ne fa l'individuo di queste qualità che la relazione con il proprio cane chiede di sviluppare?
Queste sono alcune  domande che ogni educatore cinofilo  dovrebbe porsi.
Cosa vuol dire per quella determinata persona il fatto che io gli domando di sviluppare una certa pazienza nella relazione con il proprio cane?  Quali frutti darà, nella vita di tutti i giorni, questa pazienza? E se invece, per quella persona, ci fosse piuttosto  bisogno di sviluppare una certa fermezza, una certa forza interiore, come questa forza si trasforma nella quotidianità?
Che differenza c'è, interiormente, intendo, tra il senso di colpa e la responsabilità? Come posso, attraverso il mio essere educatore, sostenere l'interiorità di quel determinato individuo nello sviluppare una sana relazione con il proprio animale?
Quanto delle emozioni come la paura, l'indecisione o le tensioni interiori possono influire sulla relazione con il proprio animale?
Cosa posso fare io, in qualità di educatore cinofilo?
L'intervento dell'educatore cinofilo non si ferma dunque solo alla relazione tra quell'umano e quel singolo cane, ma il suo operare, il suo modo di agire, la consapevolezza con la quale, in maniera creativa, realizza anche dei nuovi percorsi educazionali, hanno la possibilità di creare dei movimenti specifici all'interno dell'interiorità umana; movimenti che risuonano con l'intera esistenza umana.
Più l'educatore cinofilo è in grado di conoscere e di riconoscere tali movimenti e più efficace e creativo sarà il suo modo di agire.
Nel affrontare e nel risolvere  un piccolo, o grande, problema con il cane della persona che si affida alle sue competenze, l'educatore può trasformasi  realmente in colui che è in grado di portare una nuova consapevolezza di se alla persona che si è rivolta a lui.
La percezione dell'educatore allora cambia, si allarga; ora è in grado di comprendere sia l'esperienza animale che quella umana.
Sa muoversi su entrambi i livelli e acquisisce nuove competenze.
Impara inoltre ad usare i Fiori di Bach per migliorare le attitudini emozionali del cane che accompagna nel percorso educativo.

Il percorso della Scuola di Dinamica Emozionale Uomo-Animale-Uomo si occupa specificatamente di sostenere questo percorso.

I moduli di base (tre livelli) sono comuni a tutti.
Dopo aver partecipato al modulo base è previsto un approfondimento specifico, pratico, sull'educazione/istruzione cinofila creativa.
Attenzione: la Scuola non insegna la zooantropologia, quindi è richiesto all'alunno di aver già autonomamente frequentato i corsi della SIUA e corsi simili.

 

 

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